La mission

SIPSIS nasce dal confronto tra professionisti impegnati nello studio delle identità, ed in particolare delle identità sessuali, nelle loro dimensioni costitutive e nelle loro evoluzioni, e delle implicazioni cliniche, sociali e “politiche” che emergono quando la prassi terapeutica è chiamata a confrontarsi con tali questioni.

Recenti ricerche all’interno della comunità professionale degli psicologi hanno rilevato come vi sia una inadeguata formazione su questi aspetti non soltanto da parte degli psicologi, ma anche da parte degli psicoterapeuti o degli psicoterapeuti in formazione.

Questa rilevazione emerge soprattutto da ricerche volte ad approfondire il grado di conoscenza degli psicologi in merito alle dimensioni, per così dire, “atipiche” delle identità sessuali, come per esempio quelle relative alle “disforie” di genere e agli orientamenti sessuali non eterosessuali.

Crediamo tuttavia che il problema non consista tanto nel “non sapere”, quanto piuttosto nel “non sapere di non sapere”.

Ciò si declina nella forma di teorie “ingenue” sull’argomento,  o nella forma di teorie non soltanto indimostrate, datate, ma anche incompatibili con i dati della ricerca più recente e non solo, che vengono ancora assunte a riferimento certo ed indiscusso dell’agire terapeutico da parte di molti professionisti in questo ambito.

Il secondo problema, connesso al primo, è che molti di tali riferimenti teorici o approcci “ingenui” trascinano con sè un vulnus ancora più importante in quanto implicito, per il quale la “norma” – o, potremmo dire, il modo storicamente determinato di definire, normalizzare e semplificare la complessità delle identità sessuali, attraverso una sostanziale sovrapposizione di dimensioni costitutive ed esperienziali tra loro irriducibili – si impone in quanto tale e sfugge alla necessità di essere sottoposta ad indagine.

Semplificando un po’ troppo, potremmo dire che, oltre al “non sapere di non sapere le eccezioni”, c’è il “non sapere di dover sapere anche la regola”.

Oltre alle lacune formative di cui sopra, va ricordato – in relazione alla pratica psicoterapeutica nelle evoluzioni atipiche delle identità sessuali –  che un non trascurabile numero di professionisti dichiara apertamente di praticare le cosiddette “terapie riparative” dell’orientamento sessuale, nonostante la contrarietà delle principali organizzazioni scientifiche internazionali di psicologi, psichiatri, medici e pediatri, suffragate dai dati delle ricerche più recenti, anche in merito alla loro intrinseca pericolosità.

La mission di SIPSIS, come definita dal primo punto dello statuto, è dunque quella di “promuovere ed approfondire lo studio delle dimensioni psicologiche, socioantropologiche, biologiche e genetiche implicate nei processi di costruzione delle identità sessuali nelle loro configurazioni tipiche ed atipiche, anche attraverso la decostruzione, per mezzo di contributi multidisciplinari, delle categorie di genere socialmente date e normativamente prescritte, in quanto non sovrapponibili ad una presunta normatività clinica, con una particolare attenzione all’individuazione di assunti e a priori (di tipo sessista, eterofilico, eteronormativo, sessofobico, omofobico o transfobico) e alle loro implicazioni e ricadute nella pratica psicoterapica.

Google+